Cinema

 
 
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Neruda, Pablo Larraín

Questo film non è un'opera biografica, anche se nel trailer campeggia la scritta "Tratto dalla storia vera" e si potrebbe pensare ispirato a Confesso che ho vissuto, memoir in cui il poeta racconta come ha fatto a fuggire dal Cile. Ma questo film non parla di Neruda, questo film è Neruda e ha due protagonisti: la Politica e la Poesia.

 
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Inside Out, Disney Pixar

Disney Pixar ha preparato un film per tutti quegli esseri umani zoppicanti e traumatizzati, e quindi per tutti gli esseri umani, regalandoci quello che nei nostri ricordi diventerà il novello Artax, perché non importa se sono passati secoli: le storie si nutrono ancora di sacrifici. Ciò nonostante, la pellicola si mantiene lievissima come nuvole, zucchero filato e dolci caramelle al posto di lacrime salate.

 

Le meraviglie, Alice Rohrwacher

"Là c'è una casa!", inizia con questo grido nella notte il film di Alice Rohrwacher (Grand Prix a Cannes), apparentemente lieve ma dalla struttura solida, consolidata quanto l’antico casale che la accoglie. Come scrive Alice Munro, "Il racconto è una casa. Ci entri e ci rimani per un po', andando avanti e indietro e sistemandoti dove ti pare, scoprendo i rapporti tra camere e corridoio, scoprendo come il mondo esterno viene alterato se lo si guarda da queste finestre".

 
 

Class Enemy, Rok Biček

Forse questo film celebra il trionfo degli “occhiazzurrini”, forse narra le storie di quei Blauäugigen di cui parlava Thomas Mann. I vincenti, i biondi, gli ordinati, quelli che sentono, riescono a sopravvivere perché pensano soltanto a cose di cui si può parlare, quelli che riescono a esprimere quello che non riesce a dire Sabina: la grande assenza di questo film, l’apparente protagonista per sottrazione, la ragazza che al mattino, prima di andare a scuola, indossa sempre lo stesso maglione per semplificare la realtà.

 
 

The Dog, Allison Berg & Frank Karauden

Filmidee #18 / 64. Berlinale

C'è un grasso veterano con la faccia da sorcio furbo iscritto alla Gay Activists Alliance, una madre a scoppio e un fratello un po’ ritardato, un’ex moglie obesa in fucsia e una trans, Ernie – per gli amici Horny, ma la differenza è poca. C’è New York, ma prima di tutto c’è il Greenwich Village, i cortili e i locali, le lesbiche e i froci, e poi c’è Brooklyn. Ci sono una banca e una rapina, pizza take away, asfalto rovente e tanti poliziotti, una manciata di ostaggi e sette anni di prigione, tanta pellicola e un po’ di televisione, forse una telefonata. Ci sono una sola storia d’amore, e tanti amanti. “There’s sex and there’s love.”

 
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Birdman, Alejandro Gonzalez Iñárritu

Si è inevitabilmente indotti a pensare che Birdman sia una parodia, l’ennesimo film meta-cinematografico, meta-teatrale, meta-narrativo, meta-eccetera eccetera, e invece no. Il film di Iñárritu sembra prendersi sul serio (un po’ troppo per essere una commedia che non fa neanche troppo ridere). Va bene, ha vinto quattro Oscar ma questo, in fondo, questo non significa nulla.

 
 

La scelta di Barbara, Christian Petzold

Il film di Christian Petzold La scelta di Barbara – vincitore nel 2012 dell'Orso d'Argento – ci racconta una vicenda che si svolge in un clima di sordido, accarezzato dalla luce apparentemente rassicurante della campagna, distante dal centro, dai confini dell’impero. Una storia di fiducia, più che d’amore; la storia di una donna – ma forse prima di tutto di un medico – che si ritrova di fronte a una scelta. Interessante è il punto di vista con cui il regista affronta il tema della Germania divisa e della vita sotto il regime. 

 
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In ordine di sparizione, Hans Petter Moland

Neve e schiuma da barba. Nils è il taciturno autista dello spazzaneve che mantiene sgombre le strade a bassa percorrenza e aperti i passi di montagna. Il paesaggio è quello buio e inospitale della Norvegia, ma Nils, con stoica determinazione, continua a fare ogni giorno il suo dovere, tanto da essere nominato cittadino dell’anno. Il mattino dopo la cerimonia, però, riceve la notizia della morte del figlio.

 
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La buca, Daniele Ciprì

I grandi artisti a volte non fanno che ripetere sempre lo stesso di film, altre volte, invece, esplorano generi completamente diversi. A quanto pare Daniele Ciprì dimostra di appartenere a questa seconda categoria. Ossessionato dal suo simulacro, rimane disperatamente fedele a se stesso, pur declinandosi in tante forme diverse, quante ne offre la possibilità, o nel nostro caso la storia del cinema. Come fosse una sfida, un esercizio d’identità o un cambio d’abito.

 
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Molière in bicicletta, Philippe Le Guay

Serge – disgustato dagli esseri umani in genere e in particolare da quelli che battono il palcoscenico – si è ritirato in una casetta su l’Île de Ré. Isolamento che viene interrotto dopo tre anni dall’ex-discepolo Gauthier Valence, che nel frattempo – e suo malgrado – è diventato una star televisiva molto amata dal pubblico. Gauthier l’ha raggiunto per proporgli una parte nel Misantropo di Molière. Serge dà per scontato che sia la parte di Alceste, ma quella che gli viene offerta è quella di Philinte.