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LUNA NERA IN VERGINE * Ci invita a purificarci, sanando quei blocchi che ci impediscono di liberarci e di vivere seguendo il nostro ritmo.

Arthur Rackham, Helena from A Midsummer Night's Dream on ArtStack #arthur-rackham #art.jpg

Il corpo della Terra è il nostro corpo. Siamo fatti della sua stessa materia, viviamo grazie a lei.

Viviamo in un pianeta ferito da un’umanità ferita, che non sa più come trovare pace e dove andare a sanarsi. Per questo forse l’unica cosa che ci resta da fare è partire dal nostro  spazio interno di percezione e consapevolezza, dalla nostra salute, partire dal nostro corpo per iniziare a risanare la nostra psiche e da lì risanare il nostro ambiente attraverso le nostre azioni, le nostre abitudini e le nostre parole.

Per stare bene dobbiamo sciogliere tutti quei blocchi che ci impediscono muoverci, agire e pensare liberamente e che creano costanti confini, partizioni, attriti interni ed esterni tra noi e il mondo.

Nel nostro corpo (anche la mente è corpo, visto che è un fenomeno che nasce dal corpo e dai suoi equilibri anche se sembra immateriale) si sono sedimentati tutti i traumi che abbiamo vissuto da quando siamo stati concepiti. Il corpo non dimentica, ha una sua memoria invincibile, è una mappa di tutto ciò che abbiamo attraversato.

Ogni giorno produciamo così tanto inquinamento, sia attraverso i rifiuti ma anche attraverso le frizioni con altre persone, il nervosismo, il bisogno di imporci sugli altri o difenderci. Tutta questa è entropia, energia sprecata o usata male che influenza negativamente noi e tutti quelli che ci stanno intorno.

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La paura ci sradica, ci fa muovere come in una perenne situazione di pericolo, ci suggerisce di essere sempre pronti alla fuga, così i nervi si fanno ipersensibili e scoperti, i muscoli si tendono, il sonno si riduce, il respiro si accorcia, le orecchie si allungano, i denti si stringono, i talloni si alzano: togliamo peso, per diventare più leggeri e veloci, per poter scappare più in fretta. Ma questa condizione, senza tregue, ci porta a molti squilibri, legati proprio a quegli organi che invece hanno bisogno di pace, peso, tranquillità e stabilità. E che si trovano nell’area del primo e del secondo chakra, i chakra primari del radicamento, della sopravvivenza e dei bisogni primari (fame, sete, sonno, riproduzione), della cura e della stabilità, i chakra legati alla Terra.

È quindi importante trovare il proprio modo per sciogliere  emozioni e sentimenti che ci portano a una condizione di stallo, come paura, rabbia, e risentimento, ormai atavici e cronicizzati nel nostro sistema corporeo e mentale. Un buon modo è quello di liberarci di qualcosa, fare spazio, ripulire, purificare, basta anche solo un piccolo gesto rituale o un proposito da coltivare da oggi in poi. Poi possiamo meditare sull’amore, sulla protezione, sulla quiete, sulla sicurezza, immaginando una situazione che ci riporti a quelle condizioni, come magari facevamo da piccoli quando avevamo paura del buio per addormentarci. In questo modo invertiamo questo meccanismo tossico del contemporaneo, ricontattando una sensazione di profonda cura che tutti abbiamo provato da piccoli. Così riattiviamo un flusso virtuoso di emozioni e sensazioni fisiche positive che può aiutarci a ritrovare il potere creativo insito in ognuno di noi, l’inizio di una sanazione, minima o grande che sia.

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Il simbolo della Vergine inoltre ci ricorda che accogliendo la Terra dentro di noi diventiamo calici sacri. La vergine ci insegna a radicarci nella Terra, rispettandola con le nostre azioni, smettendo di consumare ciò che non ci serve, sbarazzandoci dei pesi che non sono nostri per affondare in lei e trovare la spinta per crescere con leggerezza, attingendo dalla sua forza. Con amore, cura e compassione per noi stessi e per tutti gli esseri con cui condividiamo in questo momento la vita su questo pianeta.






















Luna, ascolto, ritmo, ciclo mestruale

L’immagine è presa da @natureyoni

L’immagine è presa da @natureyoni

Oggi mi sono venute le mestruazioni, da qualche mese coincidono o quasi con la luna nuova. La luna influisce su tutti i liquidi, e quindi sul mare e sul sangue. Non influenza solo le donne, ma anche agli uomini. Il ciclo mestruale femminile coincide, teoricamente, con il ciclo lunare. 28 giorni. Una delle ipotesi sullo sviluppo della vita sulla Terra lega la presenza di determinati batteri nelle pozze d’acqua al microclima creato dalle maree, là dove la terra e le acque si incontrano e quindi alla Luna, perché senza Luna le maree nisba. Le maree sono anche dentro di noi. L’acqua si muove a ritmo, e anche noi pulsiamo, il nostro cuore batte, a ritmo, il nostro sangue pulsa a ritmo, e anche l’aria (un altro fluido) ha un ritmo impresso dal nostro respiro, il nostro sonno a un ritmo. Il è la particella semplice che può generare un ciclo. Se il nostro corpo è abbastanza elastico e morbido è facile percepire questa pulsazione ed è facile che questa pulsazione resti costante, a tempo. Nei bambini è facilissimo percepirla con le mani. È come se tutto il loro corpo pulsasse come un’unica membrana, soprattutto quando dormono, quando sono fermi e rilassati. Basta mettere una mano sulla testa, sentirete il loro respiro anche lì, tra le suture craniche non ancora calcificate. Basta diventare genitori, o accudire dei bambini molto piccoli, per diventare maestri di reiki, e per capire che potere hanno le nostre mani, che altro non fanno che trasmettere e ricevere ritmi, come se toccandosi si impastasse una sinfonia.

Molte mie amiche odiano e maledicono il ciclo mestruale, e non hanno tutti i torti. Alcune di loro hanno deciso di eliminarlo in toto, almeno per un periodo (per informarvi a riguardo leggete questo bell’articolo, tra i più precisi ed esaustivi che ho letto sul tema). Ci sono mille ottime ragioni per non avere il ciclo mestruale, soprattutto se sei un’atleta, un’astronauta o comunque fai un lavoro basato sulle tue prestazioni fisiche, ma non solo. Ad esempio, il caso ha voluto che sia stata costretta a seguire tutte le lezioni dell’ultimo anno di un teacher training di yoga molto impegnativo con il ciclo. Le volte che speravo di essermela scampata grazie a un breve ritardo capivo subito che non sarebbe stato così quando i miei muscoli avevano un terzo della tenuta rispetto al solito e addio vinyasa e addio equilibri e addio core.

C’è chi dice che è giusto assecondare i ritmi del nostro corpo, e quindi quando si ha il ciclo non fare sforzi eccessivi. È una posizione assolutamente condivisibile, il problema è che per alcune donne non basta non andare a correre, non riescono nemmeno ad alzarsi dal letto, per non parlare di chi soffre di endometriosi. E visto che non viviamo più nei villagi e il nostro ruolo è cambiato, con tutti i doveri e le responsabilità che questa evoluzione comporta, non è detto che tutte possano permettersi il lusso di una giornata a letto. È chiaro che si sta lottando per ottenere un privilegio e che certi diritti ormai hanno ingiustamente assunto la forma dei privilegi. E i privilegi fanno incazzare tutti, anche quelli che di privilegi ne hanno di più. Questo momento storico lo dimostra chiaramente. Anche io ci sono passata e ancora ho ricordi di agonie inenarrabili, che nemmeno gli antinfiammatori riuscivano minimamente a calmare. D’altronde al momento in Italia il congedo mestruale non è ancora stato approvato – magari mai lo sarà – e le discriminazioni sono tutt’altro che risolte. Anche i dispositivi igenici femminili sono considerati un capriccio e lo stato non si può permettere di sollevarci da questa spesa ingiusta (potete leggere questo articolo che ho scritto su The Vision a riguardo). La società continua a pretendere tutto da noi in cambio di garantirci quei diritti di base che ci ha faticosamente concesso, come un dazio continuo, facendoci sentire inadeguate se non rispondiamo all’obbligo di leva. Ogni alzamento dell’asticella è una guerra fredda. Non c’è verso, in ambito lavorativo già dà molto fastidio che ci spendiamo per perpetrare la razza umana, riconoscerci due giorni di malattia al mese perché abbiamo le mestruazioni, che già ci rendono insopportabili, è decisamente eccessivo. Non possiamo prendere un Oki come tutti gli uomini col mal di testa? Diciamo che forse assumere costantemente farmaci per una considerevole parte della nostra vita non ci va. Non lo abbiamo deciso noi di essere donne, e di essere meno produttive per 48 ore al mese per avere in cambio la possibilità di generare la vita. Ma no, dobbiamo sucare.

Il punto sarebbe capire perché il nostro ciclo è così doloroso, quando lo è. Ma la società non ce ne dà il tempo. Dobbiamo essere veloci e risolvere i problemi. Ma con il corpo ci vuole tempo, tanto tempo, tanta attenzione e tanta, tanta pazienza. Perché abbiamo sì regole di funzionamento generali, ma tutto sommato la medicina è ancora a uno stadio piuttosto grezzo. E infatti sul ciclo mestruale ognuno dice o non dice la sua. E anzi, spesso e volentieri il dolore femminile viene minimizzato (se vi interessa questo tema, leggete questo pezzo a proposito dei medici che prendono meno sul serio la sofferenza delle pazienti, dati alla mano) .

Perché stiamo così male?

Le mestruazioni dipendono dall’equilibrio di estrogeni e progesterone. E la produzione ormonale è una delle cose più delicate dell’universo. E la medicina ha ancora molti dubbi insoluti a riguardo.

Come saprete la pillola influisce proprio su questo equilibrio ormonale.

Dopo quasi 15 anni ininterrotti di pillole anticoncezionali, se non per due o tre brevi parentesi, posso dire che quando poi ho interrotto questo metodo contraccettivo definitivamente il mio ciclo è migliorato tantissimo , ma sono arrivata ad interromperlo perché tra gli effetti collaterali che mi dava c’era la depressione, tanto per capirci, e c’è voluto qualche anno effettivamente per capirlo, perché la mia ginecologa, pur essendo anche psichiatra, evidentemente riteneva più importante farmi evitare una gravidanza scomoda piuttosto che un suicidio, e quindi mi ha fatto cambiare almeno tre pillole e perdere una certa quantità di tempo prima di convincermi a cambiare medico. Eppure anche quella nuova ha fotto la stessa cosa, nonostante i miei racconti. Dunque, quando i vari fastidi invece di passare magicamente nel giro di qualche mese peggioravano, ho deciso di darci un taglio. E guarda un po’, il problema non era la marca o la tipologia della pillola, ma la pillola tout court, o il fatto di averla assunta continuativamente per così tanto tempo, questo non è dato sapere. Però anche qui c’è un però, per farvi capire quanto tutto sia personale e potenzialmente contraddittorio anche nella medicina allopatica – che lo ripeto, smettiamola di prenderci in giro per sentirci al sicuro, non è una scienza esatta – sono guarita dall’ovaio policistico, altra patologia solitamente ereditaria di cui soffrono moltissime donne e che dovrebbe ridurre le possibilità di concepire, almeno per l’ovaio interessato.

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Tornando alle mestruazioni, per chi come me ha deciso almeno in questo momento della sua vita di averle e di non influenzare il suo ciclo utilizzando dispositivi ormonali e quindi lasciare che si sviluppi naturalmente (le mestruazioni da pillola infatti non sono “vere“ mestruazioni). Dopo il parto dicono che le mestruazioni possano migliorare. Le mie sono migliorate dal punto di vista dei crampi per qualche mese dal capoparto, per poi tornare a peggiorare drasticamente, facendomi tornare a prima della pillola. Un ritorno alle origini, mettiamola così. Anche il flusso è aumentato molto. Non so cosa succederà in futuro, ma voglio capire come le mie abitudini e il mio umore influiscano sul mio ciclo, e se influiscono. E mi prenderò tutto lo spazio e il tempo di cui ho bisogno, e a chi mi dice ma perché non prendi un Moment sorriderò annuendo e poi farò come dico io. Perché – questo ce lo dimentichiamo spesso, soprattuto a Milano – abbiamo il diritto di stare male. E invece mettiamo sempre qualcos’altro in cima alla lista delle cose da fare e delle priorità. Qualcosa a ben vedere di decisamente meno prioritario della nostra salute. Un po’ perché ci piace essere in carriera, un po’ perché pensiamo che essere in carriera significhi non avere mai un momento libero, o avere costantemente l’ansia. Quindi quando ci sentiamo tranquilli troviamo subito un motivo a caso per stressarci e sentirci di nuovo su questa bellissima giostra del disagio. E un po’ anche perché essere in carriera, ed essere impegnate, e non avere il ciclo e assumere dosi di ormoni senza sapere che effetto avranno su di noi tra dieci anni (un po’ come succede con gli ogm, però magari gli ogm li evitiamo come la peste), ci fa sentire libere e potenti e indipendenti da questa gabbia che pensiamo ci abbia costruito intorno la natura, come un’anatema, ma che è in realtà un frutto bacato del sistema, della società, della cultura, insomma avete capito. Sarebbe bello cercare modi alternativi per ottenere davvero l’empowerment. Io penso il prendere la pillola continuativamente per non sanguinare o sentirci deboli e dolenti non sia tra i migliori. Non giudico chi lo fa, ci possono essere mille ottime ragioni, l’ho fatto anche io. Ma bisogna avere molto chiare queste ragioni e né il sistema né i medici, che dovrebbero consigliarci e guidarci, tendono a farlo. E soprattutto bisogna capire cosa si desidera davvero, per fare una scelta degna di questo nome.

Immagine presa da @natureyoni

Immagine presa da @natureyoni

Non ho soluzioni, ho solo la mia esperienza. Penso che ciascuna donna debba trovare la propria, la strada migliore per sé, ascoltandosi e imparando a riconoscere quando sta facendo qualcosa o prendendo una decisione perché influenzata da qualcosa che è fuori da lei, che sia una madre, un compagno, un marito, un gruppo di amiche, un’azienda, concetti stantii tramandati di bocca in bocca, da storia a libro ad articolo di giornale, e da secoli di narrazione femminile mendace. In modo da riaffermare la propria volontà. Perché i filosofi francesi diranno anche che il corpo è solo corpo sociale (se non ricordo male in particolare Bourdieu), ma guarda un po’ lo dicono degli uomini e il potere sociale viene esercitato soprattutto, se non esclusivamente sul corpo della donna. Se poi potessimo essere aiutate fin da bambine e poi da ragazze nel seguire la ricerca di questa nostra strada, grazie a madri e famiglie consapevoli, e a esempi culturali, poi sarebbe la cosa migliore. Anche perché è stato dimostrato quanto sia forte l’influenza del nurturing effect sul cervello delle bambine e delle adolescenti nella delicatissima fase di crescita e di come poi agisca sul loro essere donne e persone.

Con questa vi saluto, perdonate la forma, non è un articolo e non vuole esserlo, è un flusso di pensieri che al momento deve restare così. Detto questo sto provando a fare, da quando mi è tornato il ciclo e ne sento la necessità per stare meglio senza imbottirmi di farmaci, una speciale sequenza di yoga – che non condivido ancora perché voglio prima sperimentarla e finire di costruirla. Su questo argomento voglio solo ribadire, che nonostante il marketing violento degli ultimi tempi, perché le posizioni o i pranayama abbiano realmente un effetto tangibile sul corpo sottile (e quindi su tutto ciò che sia un filo più complesso o meno evidente della tonicità dei muscoli, della resistenza alla fatica ed eventualmente del dimagrimento) bisogna praticare con costanza (tutti i giorni o quasi) per molto tempo (dipende anche qui da persona a persona ma generalmente almeno un anno, e anche di più) e mantenere a lungo le posizioni (nell’ordine dei minuti, dai due ai cinque ai dieci, gradatamente e parallelamente al rispetto del proprio corpo, della propria mente e del livello della propria pratica, ma diciamo che l’intenzione dovrebbe essere questa in questo caso specificio). Mantenimento e ripetizione sono quindi fondamentali, soprattutto in casi come questo legato al ciclo mestruale e quindi a un processo spontaneo e involontario del nostro sistema che coinvolge una muscolatura molto profonda e difficile da contattare con il pensiero. Vale lo stesso per le posizioni consigliate durante il travaglio. Grazie per essere arrivate o arrivati fin qui, vediamo cosa succede.

Luna nera d'agosto

Chi mi conosce da più tempo sa che ormai mi sono avvicinata allo yoga da una decina d’anni. Ma che la mia guarigione va avanti da molto prima. Prima c’è stato un periodo in cui la guarigione, il cammino, era solo una ricerca. Poi, una decina di anni fa, la guarigione si è attivata. Chi mi conosce potrebbe rimanere sorpreso dal sentirmi dire certe cose o utilizzare questo tipo di linguaggio. Perché posso essere, a volte mi impongo di essere o continuo ad apparire molto severa, precisa, metodica, scientifica e razionale. Ho imparato con l’esperienza, e col tempo, che questi due aspetti non si annullano. Mi sono interrogata più volte, non mi sono affidata, non mi sono fidata, sono stata tradita, sono stata delusa, sono stata illusa, eppure ora dopo ora l’ascolto si è affinato. L’ascolto di cui parlo non è semplicemente l’udito è il sesto senso. Per me non è l’intuizione. Quella è un’altra cosa, e può essere mendace. L’ascolto è certo. E più diventa raffinato più ti permette di sentire. Ovviamente sono a poco più che all’inizio. Dopo il sentire c’è il vedere di cui parlava Don Juan a Castaneda, immagino. Il mio ascoltare è nato dalla musica e dal movimento. Quando da bambina alla fine delle classi di danza classica ci davano qualche minuto per improvvisare. Dalla musica invece ho imparato ad ascoltare quello che è tra le note e non è scritto. Ringrazio i miei genitori che mi hanno permesso di percorrere queste strade che mi hanno fornito strumenti preziosi con cui intraprendere il mio viaggio. Sono sicura che ogni bambino senta pura la chiamata la viaggio. Per questo è tanto importante lasciare liberi i bambini di seguire il loro cammino.

Un’altra premessa. Chi mi conosce sa che posso essere estremamente cinica, sarcastica, tagliente. Con la gravidanza qualcosa è cambiato. Forse grazie al mix ormonale più forte di qualsiasi droga, forse grazie all’acqua, forse grazie all’apertura del corpo, forse grazie a Nora, forse grazie a tutto questo. Non voglio insinuare che possa essere così per ogni donna, ma per me lo è stato. Mi sono riconnessa alla saggezza della mia bambina, alla sua tranquillità, alla sua sicurezza. Mi sono fatta fregare. Cercavo e trovato di tutto. Poi ho setacciato. Poi ho buttato via tutto. Come in quella storia zen in cui alla fine si butta via la scatola vuota. Così sono arrivate le risposte. L’ascolto è rimasto attivo, e senza che me ne accorgessi si è evoluto. E ha sentito.

Questo per dire che, le risposte visibili, le risposte facili, sono sigilli che si aggiungono, diventano nebbia. E questo succede alle formule di qualsiasi religione, alle preghiere ripetute senza aver prima esercitato il vedere. La religione è l’oppio dei popoli. E qualsiasi cosa può diventare religione, dall’astrologia all’astronomia. Per questo è importante restare nella continua interrogazione. L’interrogazione non è dubbio o sospetto o richiesta, è domanda, ascolto. Il ritornare alla fonte, il ripercorrere a ritroso il mistero del reale fino all’intento iniziale, ciò da cui l’azione, ha avuto inizio.

Questo per dire che non so se esista il destino o la predestinazione o il caso, ma so che se si ascolta arrivano dei messaggi e se si vede si scorgono delle relazioni tra le cose, tra noi e le cose, tra noi e il pensiero, tra noi lo spirito le cose le azioni e il pensiero, quelle famose segrete corrispondenze. La psiche non è il male. La mente non è nemica. Va educata, come l’ascolto. Ed è uno strumento meraviglioso e potente. Non credete a chi vi dice di disattivarla. La mente è ricchezza ed è parte del cosmo. La immagino come il sistema delle piante, di cui stiamo iniziando a scorgere il sentimento solo adesso. Tutto ha un’anima.

Detto questo, nella mia ricerca ho trovato la luna, ho trovato guru e counselor e stregone della luna, come quella di Maniac, ho trovato parole che erano fumo negli occhi, ho trovato linguaggio usato per manipolare, per confondere, ho trovato parole pure usate per fini tutt’altro che puri, parole tradite, infangate, calpestate. Di solito erano: verità, amore, fratellanza, sorellanza. Ho trovato manuali scritti per ottenere qualcosa grazie alla luna. Ottenere fortuna, soldi, relazioni. Ridicolo. Ho pensato di essere caduta molto in basso. Ma ho continuato a cercare, sentivo che dovevo capire. Dovevo capire anche le persone, le donne, che finivano in questi circoli viziosi. Dovevo capire perché, cosa avevamo in comune. Dovevo capire se prima di tutta quella cascata di menzogna e truffa e avidità o semplice mancanza di lucidità, di interrogazione, di ascolto, ci fosse effettivamente una verità ineffabile. E la risposta è sì. Ma non si può raggiungere in quei modi. Si può raggiungere solo cercando dentro noi stessi, e usando gli strumenti. L’ascolto, il vedere, insight. La nostra parola, intuizione e l’accezione da smemoranda che ha assunto purtroppo confonde e basta. La natura è un altro strumento.

E poi il tempo, c’è bisogno di tempo. Per andare e tornare, evolvere e regredire, aspettare la rivelazione e riperderla e ritrovarla e continuare. Tutto è il divenire eppure fermo in un punto. Un epicentro.

Credo sia vero che certi luoghi aiutano l’ascolto, ma un ascolto evoluto è in grado di sentire ovunque. Così come uno spirito stabile resta stabile anche in mezzo a una metropoli. In sardegna è più facile. Perché ho attorno il mare che mi isola e mi protegge, ho i totem dei cactus, ho la schiena di Tavolara che mi ricorda la pelle del mondo. Da giorni mi sono arrivati suggerimenti e ieri anche senza guardare il cielo, anche senza chiedere a google o al calendario, io lo sapevo perfettamente che era luna nuova.

E mi dispiace se non ho una risposta razionale, se non ho una spiegazione, ma solo questo fatto, che è una consapevolezza del corpo e delle emozioni, dell’acqua dentro di me.

Minotauromachie (Picasso, 1935), dettaglio di Natalia La Terza

Minotauromachie (Picasso, 1935), dettaglio di Natalia La Terza